Enrico e Francesca #6

“Pronto.”
“Cesca.”
“Enrico.”
“Quindi?”
“Che?”
“Quello.”
“Eh.”
“Non va bene.”
Bene? Cosa non va bene?”
“Cesca mi stai già facendo innervosire. Mi hai aggredito. Senza un motivo.”
“Sei un arrogante del cazzo. Sei viziato. Lo sai di essere un viziato?”
“Sì. E so anche che tu sei una povera stronza, incapace di controllarsi. Sono sicuramente ottimi punti di vista; che non siamo tutte queste belle persone l’abbiamo capito. È che non mi sembra sia questo il punto.”
“Il punto è che se tu riuscissi a stare fermo, una volta tanto, non ci avrebbero cambiato di posto.”
“Sì Francè, questa cosa dura due giorni, una settimana al massimo. Quello che faccio in classe non ha mai incomodato nessuno; di converso, abbiamo ottenuto un botto di diritti per tutti, credo.”
“Sei veramente una testa di cazzo, Enrico. Pensi stia parlando di questo? Mi fai così tanto stronza?”
“Non capisco di cos’altro potresti star parlando.”
“Sto parlando di… adesso, cazzo.”
“Eh, ma adesso sei tu che, non volermene, stai dando di matto. Ascolta: ti va se ci vediamo, ne parliamo con calma? Potremmo studiare insieme, non lo so.”
“Ma assolutamente no.”
“Merito una risata derisoria?”
“No. Però tu non capisci niente. Non possiamo studiare insieme.”
“Infatti no, non lo capisco. L’ho fatto mille volte. Poi ti incazzi che”
“Non prendere questo discorso. Non mi interessa quello che fai o non fai con altre ragazze. Sono già abbastanza nervosa. E non avrei dovuto ridere, e mi dispiace, ma è che ti manca tutta una parte.”
“Cioè c’è qualcosa che non so?”
“No, cioè c’è qualcosa che non vedi. Le differenze. Non le vedi.”
“Differenze tra cosa, Cesca?”
“Enrico, le differenze! Non tra cosa e cosa. Perché le differenze, questo non vedi.”
“Non ho davvero idea di cosa stai dicendo, nemmeno una lontana intuizione. Anzi, ti dirò che sento puzza di presa per il culo. Cosa che ci porterà a scannarci nel giro di poco. Cosa che renderà inutile aver smesso di farlo. Quindi ok, forse mi sono sbagliato: forse è vero che a te non frega un cazzo, vuoi il tuo stuolo di corteggiatori e possibilmente un piccolo dramma adolescenziale di cui parla-”
“Enrico in questo momento io ti avrei tirato un ceffone. Taci. Non permetterti mai più. Ora sono io che non so di che cazzo stai parlando. Cioè, stai parlando di me, e può anche andar bene, ma che io sia questo con te… vaffanculo, Enrico, vaffanculo.”
“Tu puoi tirarmi tutti i ceffoni che vuoi. Basta che non fai cazzate.”
“Enrico, è proprio quello il problema. E adesso non mi sento bene, devo vomitare. Possiamo chiudere?”
“Ti reggo la testa, se vomiti. Non sarebbe la prima volta. Per me non cambia niente. Capisci cosa voglio dire?”
“Sì che lo capisco. Ma non ho bisogno di farmi reggere la testa.”
“Ne hai avuto bisogno quel giorno. Forse è qui che ti sbagli. Ma non ti trattengo oltre.”
“Tu sei completamente viziato. Lo dico in un altro modo.”
“Va bene. Sarà così. Come vuoi. Cerca di star bene. Ci vediamo domani.”
“È quello il problema. E non dire più niente, va bene?”
“Ciao Cesca.”
“Ciao.”

Pubblicato da tungstano

Scrivo un blog letterario, o almeno ci provo.

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