Foster

Ho preso una brutta caduta, Foster, la stessa caviglia che ha ceduto nella nostra finale. I dottori hanno detto che ne avrò per sei mesi e poi la fisioterapia. Col gesso e la gamba in trazione mi sento ridotta a niente, ho messo qualche buona palla al centro e poi sono caduta sulla stessa vecchia ferita, nei reports non ero classificata perché ho giocato solo pochi minuti ma non importa, l’Head Coach dice che la mia ultima stagione è stata straordinaria e il posto in squadra mi aspetterà all’uscita da questo brutto periodo.

È stato molto gentile, sai? Dopo l’intervento ho dormito per tutta la giornata, e al risveglio, intorpidita dall’anestesia, l’ho trovato accanto al letto con un gran mazzo di fiori, ha sorriso chiedendomi come stessi.

Si era informato tramite la Lega sui tempi dell’anestesia, non voleva che mi svegliassi sola. È stato molto gentile.

Così gli ho detto che stavo bene, e lui mi ha raccontato della partita. “Siamo riusciti a vincere senza di te” ha detto, “quando sei caduta mi ha preso un colpo, ci ho visti retrocessi in classe B”. Poi ha riso alla sua maniera, te la ricordi la risata malsana del coach?

Guardo dalla finestra, immobilizzata in questo letto, i miei giorni passeranno così per un bel po’. Ogni mattina verso le dieci i dottori vengono per il giro di visite, il primario ha qualcosa di mio nonno nella voce e nel modo di fare, chiede sempre “Come andiamo oggi?” e mi guarda negli occhi, la cartella la consulta sempre dopo la mia risposta. Gli infermieri mi portano da mangiare quello che preferisco e due volte al giorno una fisioterapista mi sposta e mi massaggia, fa un po’ male ma non vogliono correre il rischio del decubito. La mia stanza è una singola, meglio così, ma a volte sento il bisogno di parlare con qualcuno e vorrei che fosse qualcuno ricoverato come me, non mi piace l’idea di chiamare chi è fuori di qui.

C’è il sole, Foster, è una giornata straordinaria, dalla finestra vedo la pineta dell’ospedale, è molto bella, l’ospedale è una di quelle strutture ultra-moderne della Wpl, e non dovrò sborsare un centesimo, l’assicurazione coprirà ogni cosa. Ho molto tempo per pensare, questo è vero, e sai che non mi piace stare senza far niente e non poter far altro che pensare.

Dormo poco, come sempre, e i videonastri mi stufano in fretta, così finisco sempre a guardare la pineta cercando di non pensare e invece penso sempre. Mi viene spesso in mente quella caduta, la finale che hai perso a causa mia, quella caduta maledetta che mi è costata due stagioni fuori dal giro. Me la ricordo bene, sai Fos?

La confusione. L’urto. Il sapore del sangue che mi impastava la bocca. La speranza di aver subito un contrasto duro, la certezza di quello che era successo. Il silenzio del pubblico che altrimenti non avrebbe avuto senso e quando ho provato a rialzarmi ma sono crollata e vedevo migliaia di stelle intermittenti nel cielo di Parigi. Quando ho visto il tuo volto e ho sentito la tua voce che diceva “chi sono, mi riconosci?” Il sangue tossito dalla bocca, volevo dirti che mi dispiaceva ma la voce semplicemente non c’era.

Ho sentito la sirena portarsi via la tua finale e urla di gioia che non erano la tua. Hai detto “non agitarti, la barella è già partita” e hai guardato verso la porta per un istante, poi sei uscito dalla mia visuale. I paramedici mi hanno portata via. Da allora non ti ho visto mai più.

E la Lega non ha dimenticato in fretta il mio errore, uno schema d’attacco frainteso che mi ha fatto trovare sulla traiettoria del tuo tiro all’ultima azione concessa, una palla già dentro che invece ha preso la mia faccia. Mi hai fatto persino volare l’elmetto, eri davvero l’attaccante migliore della stagione. Ed è stata colpa mia, Foster, lo so, avrei dovuto essere da tutt’altra parte alla fine di quello schema, non potevi sapere che mi avresti preso girandoti al volo e tirando.

Così sono finita in ospedale anche quella volta, poi ho dovuto ricominciare dalla classe B, ma ho giocato bene, e i compagni mi sono stati vicino, ho un bel ricordo di quelle stagioni. Lì è tutto più semplice, Fos, vincere non è così importante come da noi in classe A. Alla seconda stagione di A ho ottenuto i reports migliori per il mio ruolo e mi hanno invitato alla proclamazione di fine stagione. Adesso so come ti sentivi, coll’abito da sera e le telecamere ovunque, a ricevere la targa dal Presidente in persona davanti alla gente che conta. Ti ho cercato fra il pubblico, ma non mi è sembrato che ci fossi, mi è dispiaciuto ed era strano, sai, la mia prima proclamazione e tu non c’eri.

Da quel poco che la Lega mi dice intuisco che stai bene, sono contenta, mi sono chiesta spesso che fine avessi fatto dopo il ritiro dallo speedball e finché ero in B certe domande non potevo neanche farle, sai quanto ci tengono in Lega alla privacy.

Ho comprato una bella casa, e ho messo da parte un bel po’ di soldi, con questa caviglia difettosa che mi ritrovo e con le pretese della A non si sa mai quando può finire, non volevo ritrovarmi una seconda volta a non sapere come pagare l’affitto di una camera in comune. A proposito, grazie per avermi dato una mano ai primi tempi, non so come avrei fatto senza di te.

Ora devo andare, è appena entrata la fisioterapista. Tu magari scrivimi, se ne hai voglia, dimmi se mi hai perdonata per quella caduta o se ce l’hai ancora con me, oppure sorridimi soltanto, alla prossima proclamazione se ci sarà, ed io capirò.

È che mi manchi, Fos, non so che farci, mi dispiace per l’intercetto e la finale e tutto il resto ma tu sorridimi ancora, se ci riesci.

Pubblicato da tungstano

Scrivo un blog letterario, o almeno ci provo.

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